Low code o sviluppo custom: dove finisce l’app fatta in casa
Il low code conviene per strumenti interni con pochi utenti, dati già in Microsoft 365 o Google Workspace e qualcuno in azienda che li sa modificare. Lo sviluppo custom conviene quando l’app esce dall’ufficio: la usano decine di operatori in reparto o i vostri clienti, e deve parlare con il gestionale.
Il verdetto in breve
Se l’app serve a quindici persone dell’ufficio acquisti per approvare le richieste di materiale, e i dati stanno in una lista SharePoint, il low code è la scelta giusta e non vi serve una software house. Se la stessa app deve arrivare a ottanta operatori in produzione, ai fornitori e all’ERP, il conto delle licenze e i limiti della piattaforma iniziano a pesare più del costo di scriverla.
Spesso il secondo caso nasce dal primo. Il responsabile amministrativo costruisce in Power Apps un’app che funziona, e dopo un anno ci lavora sopra metà azienda. A quel punto le cifre da mettere a confronto sono due: le licenze per restare e il lavoro per uscire.
Low code e custom a confronto
Prendiamo Power Apps come riferimento perché è il low code che le PMI con Microsoft 365 hanno già in casa; AppSheet per Google Workspace e le altre piattaforme hanno regole diverse nei dettagli, non nella sostanza.
| Criterio | Low code (es. Power Apps) | Sviluppo custom |
|---|---|---|
| Chi lo costruisce | Una persona interna che conosce il processo e ha imparato lo strumento | Un team di sviluppo, interno o esterno |
| Prima versione usabile | Giorni, se i dati sono già in Microsoft 365 | Settimane, prototipo compreso |
| Cosa fa crescere il costo | Il numero di utenti: si paga una licenza per persona al mese | Le funzioni e le integrazioni, non le persone che la usano |
| Volumi di dati | Oltre 2.000 righe certe ricerche su fonti non delegabili restituiscono risultati parziali | Decide il database: milioni di righe sono normali |
| Utenti esterni | Clienti e fornitori passano da un prodotto separato, con un listino suo | Login per clienti e fornitori con i loro ruoli, sulla stessa applicazione |
| Logica complessa | Formule sparse fra schermate e flussi, difficili da rileggere | Codice versionato, con test e storico delle modifiche |
| Integrazione con ERP e macchine | Connettori pronti per i servizi diffusi, il resto si arrangia | API, OPC UA, MQTT o tabelle di scambio, come servono |
| Se chi l’ha fatta se ne va | Spesso nessuno sa più dove mettere le mani | C’è un codice documentato che un altro sviluppatore può riprendere |
| Uscire dalla piattaforma | L’app si esporta solo verso un altro ambiente Power Platform: fuori si riscrive | Il codice è vostro e gira dove volete |
Licenza Power Apps Premium: 20 dollari per utente al mese, 22 dal 01/01/2027 (Microsoft Licensing News, «Power Apps Premium price update», settembre 2026). Limite di 500 righe, alzabile a 2.000, sulle query non delegabili (Microsoft Learn, panoramica sulla delega nelle canvas app).
Quando conviene il low code
Il low code vince quando l’app resta dentro un reparto e chi la usa è anche chi la cambia.
- Moduli interni che oggi girano per mail: richieste di ferie, approvazioni di acquisto, prenotazione della sala riunioni o del muletto.
- Meno di una trentina di utenti, tutti con una licenza Microsoft 365 o Google Workspace già pagata.
- Dati che stanno già in SharePoint, Excel su OneDrive o Google Sheets, con poche centinaia di righe all’anno.
- Un processo che cambia spesso e una persona in azienda, magari in ufficio qualità, che ha voglia di tenerlo aggiornato da sola.
- Un esperimento: volete capire se un registro digitale dei controlli verrà usato davvero prima di investire in uno strumento definitivo.
Quando conviene lo sviluppo custom
Lo sviluppo custom vince quando il numero di utenti, la quantità di dati o le persone fuori dall’azienda rendono la piattaforma più cara o più stretta del codice.
- L’app va ai clienti o ai fornitori: un’area riservata per scaricare certificati di collaudo, un portale per confermare le date di consegna.
- Gli utenti sono tanti e cambiano. Con ottanta operatori di reparto la sola licenza Premium vale 1.600 dollari al mese, ogni mese, a prescindere da quanto la usano.
- Lo storico cresce di migliaia di righe al mese: letture dai banchi di collaudo, movimenti di magazzino, lotti.
- Serve parlare con un gestionale senza connettore pronto, con un PLC o con un router industriale.
- Il software diventa parte di quello che vendete, e il codice deve essere vostro e spostabile.
Quando l’app in Power Apps è diventata troppo grande
Il segnale arriva quasi sempre da un filtro. L’elenco delle non conformità del 2025 mostra 2.000 righe e si ferma lì, senza errori, e qualcuno se ne accorge mesi dopo perché un fornitore manca dal report. È il limite delle query non delegabili, e si supera solo spostando i dati su una fonte che regge la delega, come Dataverse, che a sua volta ha un costo per spazio occupato.
Riscrivere non vuol dire buttare. L’app esistente è la specifica più precisa che si possa avere: schermate, campi, eccezioni che il reparto ha già scoperto da solo. Nella discovery partiamo da lì, guardando chi la usa e quali formule sono diventate toppe. Le liste SharePoint si migrano nel nuovo database e, finché il passaggio non è finito, le due applicazioni possono leggere gli stessi dati.
A Eternoo, un’azienda di circa 650 persone, ogni reparto aveva il suo strumento e il suo accesso per sedi, dotazioni e magazzino. Etenet li ha riuniti in una piattaforma sola, con le credenziali Microsoft aziendali e i dati allineati in tempo reale al gestionale Mistral.
Un progetto nato da strumenti sparsi
Come confrontare i costi su tre anni
Il confronto onesto si fa su tre anni, non sul primo. Per il low code: licenze per utente per 36 mesi, più lo spazio Dataverse se serve, più le ore della persona interna che la mantiene. Per il custom: sviluppo una volta, più hosting e manutenzione ogni anno. Con dieci utenti di solito vince il low code; con cento, di solito, il custom.
Sul lato custom il prezzo lo muovono le integrazioni più delle schermate. Dieci schermate che leggono e scrivono in un database proprio pesano meno di due che devono scrivere nel gestionale, perché ogni collegamento va provato sui dati veri e sui casi strani, come l’articolo cancellato o il cliente bloccato. Pesano anche i ruoli (chi vede cosa) e l’accesso di utenti esterni. Il numero di persone che la usa, invece, cambia poco il conto: incide sull’hosting, non sullo sviluppo.
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