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Cos’è un PLC, il computer che comanda la macchina

Un PLC (Programmable Logic Controller, in italiano controllore logico programmabile) è un computer industriale che legge sensori e comanda motori, valvole e attuatori secondo un programma, ripetendo lo stesso ciclo ogni pochi millisecondi. È dentro quasi ogni macchina automatica, nel quadro elettrico, e decide cosa fa la macchina istante per istante.

Glossario

Come lavora un PLC

Un PLC lavora a cicli di scansione: legge tutti gli ingressi (fotocellule, finecorsa, pulsanti, sonde), esegue il programma dall’inizio alla fine, scrive le uscite, e ricomincia. Un ciclo dura di solito pochi millisecondi, e questo ritmo fisso lo rende prevedibile, a differenza di un PC che può rallentare per un aggiornamento.

Il primo PLC fu il Modicon 084, progettato nel 1968 per la divisione Hydra-Matic di General Motors, che voleva sostituire i quadri a relè cablati. Oggi i linguaggi di programmazione sono fissati dalla norma IEC 61131-3: ladder (lo schema a contatti, che ricorda i vecchi relè), blocchi funzionali, testo strutturato, diagramma sequenziale e lista istruzioni, quest’ultima deprecata nell’edizione del 2013.

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Un esempio: il pallettizzatore in fondo alla linea

In fondo a una linea di confezionamento, un pallettizzatore riceve i cartoni su un nastro. Una fotocellula vede arrivare il cartone, il PLC conta, comanda la pinza del robot, e al dodicesimo cartone di uno strato dice al piano di scendere. Se il cartone arriva storto, un sensore lo segnala e il PLC ferma il nastro e accende la luce rossa.

Tutto questo succede senza che nessun software di fabbrica intervenga. Il contatore dei pallet chiusi, lo stato del nastro e il codice dell’ultimo allarme però stanno nella memoria del PLC, ed è da lì che li si legge quando si vuole sapere quanti pallet ha fatto la linea in un turno.

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Errori comuni

  • Trattare il PLC come un archivio. Tiene i valori di adesso, non lo storico: un contatore si azzera al cambio lotto, e se nessuno lo ha letto prima il dato è perso.
  • Pensare che il programma sia dell’azienda che ha comprato la macchina. Spesso è del costruttore o dell’integratore, a volte protetto da password, e chi lo modifica si prende la responsabilità di come funziona la macchina.
  • Chiedere di «leggere tutte le variabili». Un PLC ne contiene migliaia, con nomi che hanno senso solo per chi lo ha programmato. Si parte da cinque o sei valori scelti con chi lavora sulla macchina.
  • Dare per scontato che due PLC di marche diverse si leggano nello stesso modo. Siemens, Rockwell, Omron e gli altri hanno protocolli propri; dove c’è OPC UA, il lavoro si uniforma.
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Autore
Matteo Budriesi
Scritto e rivisto da

Matteo Budriesi

CEO e co-founder di Webion, la software house di Modena che sviluppa software su misura e agenti AI per le aziende.

Aggiornato il 30/10/2026