Salta al contenuto principale

App nativa o web app: tre domande prima di scegliere

Una web app basta quando chi la usa ha campo, non deve parlare con un dispositivo via Bluetooth e non vi serve essere sugli store. Se anche una sola di queste condizioni salta, serve un’app installata, e nella maggior parte dei casi aziendali un’app ibrida con un codice solo fa il lavoro di una nativa.

Confronto

Il verdetto in breve

Prendiamo un costruttore di essiccatoi che vuole un’app per due tipi di persone: gli operatori dei suoi clienti, che vogliono vedere dal telefono a che punto è il ciclo, e i suoi tecnici, che configurano un sensore nuovo collegandosi via Bluetooth. Ai primi basta una web app. Ai secondi su iPhone no, perché Safari non supporta Web Bluetooth.

Quindi si parte da cosa deve fare l’app che il browser non permette, e da lì si sceglie fra tre strade: web app, anche installabile come PWA; app ibrida, cioè lo stesso codice web impacchettato con Capacitor e distribuito sugli store; app nativa scritta in Swift per iOS e Kotlin per Android.

Confronto

Web app, ibrida e nativa a confronto

CriterioWeb app (anche PWA)App ibrida (Capacitor)App nativa
Come arriva all’utenteUn link, oppure «aggiungi a schermata Home»App Store e Google Play, o distribuzione privataApp Store e Google Play, o distribuzione privata
AggiornamentiAl prossimo caricamento della pagina, per tuttiPassano dalla revisione degli storePassano dalla revisione degli store
Bluetooth e NFCSu iPhone no; su Android con Chrome in parteSì, con i pluginSì, con il controllo completo
Notifiche su iPhoneSolo se l’utente l’ha aggiunta alla Home (da iOS 16.4)SìSì
Dati salvati sul telefonoSì, ma su iPhone Safari cancella i dati di un sito non usato per 7 giorni, salvo le web app aggiunte alla HomeRestano finché l’app è installataRestano finché l’app è installata
Lavoro in background (GPS, sincronizzazioni lunghe)Molto limitatoPossibile, con qualche vincoloCompleto
Basi di codice da mantenereUnaUna, più un sottile strato per piattaformaDue, più quella web se c’è anche il portale
Costi fissi degli storeNessuno99 dollari l’anno Apple, 25 una tantum Google99 dollari l’anno Apple, 25 una tantum Google

Web Bluetooth non supportato da Safari su iOS (Web Platform Features Explorer, scheda Web Bluetooth). Notifiche push per le web app sulla schermata Home da iOS e iPadOS 16.4 (WebKit, «Web Push for Web Apps on iOS and iPadOS», 2023). Limite di 7 giorni sui dati dei siti in Safari (WebKit, «Full Third-Party Cookie Blocking and More», 2020). Quote degli store: Apple Developer Program e console Google Play, prezzi pubblicati nel 2026.

Confronto

Quando conviene la web app

La web app vince quando l’utente non ha voglia o motivo di installare qualcosa.

  • I vostri clienti la aprono poche volte al mese, per scaricare un certificato o controllare lo stato di un ordine, e un’app installata la cancellerebbero al primo cambio di telefono.
  • La stessa interfaccia serve da PC in ufficio e da telefono in reparto, con le stesse schermate.
  • Gli utenti sono in molti paesi e con telefoni di ogni tipo: il portale Valli lo aprono dal telefono allevatori in oltre 70 paesi, senza passare da uno store.
  • Volete correggere un errore la mattina e averlo risolto per tutti prima di pranzo, senza aspettare una revisione Apple.
Confronto

Quando conviene l’app installata

L’app installata vince quando il telefono è uno strumento di lavoro e non una finestra su un sito.

  • Il tecnico si collega via Bluetooth a un sensore, a una stampante portatile o al pannello di una macchina, e lavora su iPhone.
  • Le notifiche devono arrivare a tutti, anche a chi non ha mai aggiunto la web app alla schermata Home.
  • Si lavora per ore dove il segnale non c’è: cantine, celle frigo, capannoni in lamiera, campagna.
  • L’app la vendete o la date ai clienti come parte del prodotto, e la presenza sugli store con il vostro nome conta.
  • Serve tracciare la posizione o sincronizzare grandi quantità di dati mentre l’app non è aperta.
Confronto

Ibrida o nativa, quando l’app serve

Per un’app aziendale di schede, moduli, foto e codici a barre scegliamo quasi sempre l’ibrida. Le parti che toccano il telefono sono poche e i plugin di Capacitor le coprono: in Ri-Hub camera e microfono per le videosedute con il fisioterapista. CCRM invece riusa componenti e regole delle piattaforme web di Eternoo, perché nasce nello stesso codice.

La nativa ha senso in pochi casi precisi: una connessione Bluetooth che resta aperta per ore con un dispositivo industriale, la realtà aumentata, l’elaborazione di immagini sul telefono in tempo reale. Lì la differenza di prestazioni e di accesso alle API del sistema giustifica il doppio del codice da mantenere.

C’è anche la strada inversa. Etenet, il portale interno di Eternoo, è una piattaforma web installabile come PWA, e il suo modulo magazzino legge i codici a barre anche senza rete e sincronizza appena il segnale torna. Per brevi buchi di copertura, prima di decidere per un’app, conviene provare questa.

Confronto

Domande frequenti

Contatti

Parliamone in 30 minuti

Raccontateci il processo e cosa non funziona: vi diciamo se e come lo risolveremmo, con tempi e costi indicativi.

Autore
Matteo Budriesi
Scritto e rivisto da

Matteo Budriesi

CEO e co-founder di Webion, la software house di Modena che sviluppa software su misura e agenti AI per le aziende.

Aggiornato il 30/10/2026