Tracciabilità dei lotti in produzione: come progettare il modello dei lotti
La tracciabilità dei lotti in produzione lega ogni lotto di prodotto finito ai lotti di materia prima che contiene e ai clienti che l’hanno ricevuto. Quanto è utile dipende da una decisione presa prima del software: quanto è grande un lotto e quando ne nasce uno nuovo.
La decisione che conta più del software
La dimensione del lotto decide quanto prodotto richiamate quando qualcosa va storto. Se il lotto è «tutto quello che abbiamo fatto martedì», un difetto su un sacco di materia prima vi costringe a ritirare la produzione dell’intera giornata. Se il lotto nasce a ogni impasto, a ogni colata o a ogni cambio bobina, il richiamo si restringe a quello che ha davvero toccato il materiale difettoso.
Un lotto più piccolo costa: più etichette, più letture, più righe da gestire in magazzino. Il modello giusto sta in mezzo, e lo decidono insieme qualità, produzione e logistica guardando come il materiale si muove in reparto. Questa guida spiega come ragionare; il software che poi registra i lotti è descritto nella pagina della soluzione di tracciabilità.
Come si progetta il modello dei lotti
Cinque passaggi da fare su carta, con le persone del reparto, prima di scegliere o scrivere il software.
Elencare le trasformazioni
Un foglio con una colonna per ogni punto in cui il materiale cambia stato: sacco che diventa impasto, bobina che diventa sacchetti, barra che diventa pezzi torniti. Lo compila il capo reparto, che sa dove il materiale aspetta, dove si travasa e dove si mescola.
Decidere dove nasce un lotto
In ogni punto segnato si sceglie se nasce un lotto nuovo. La regola più solida lega il lotto a un evento fisico che l’operatore vede: un impasto, una colata, un cambio stampo, l’apertura di un pallet di materia prima.
Scrivere la regola per le miscele
Silos, serbatoi e tramogge mescolano lotti diversi. Si decide in anticipo come attribuirli: tutti i lotti presenti nel silo in quella finestra di tempo, oppure si svuota il silo prima di caricarne uno nuovo. La prima regola allarga il richiamo, la seconda rallenta la produzione.
Decidere che lotto ha un rilavorato
I biscotti rotti macinati e rimessi nell’impasto del giorno dopo portano con sé tutti i lotti di ieri. Si sceglie se trattarli come una materia prima con un lotto nuovo che rimanda a quelli d’origine, o se limitarne il rientro alla stessa giornata per non allargare il richiamo di due giorni.
Simulare un richiamo a tavolino
Si sceglie un lotto di materia prima della settimana scorsa e si ricostruisce, con i documenti che esistono, dove è finito. Il tempo che serve e i buchi che si trovano dicono dove il modello va stretto.
Lo stesso difetto, tre modelli di lotto
Un biscottificio scopre che un lotto di granella di nocciole supera i limiti di aflatossine. Quel lotto è entrato in tre impasti del turno del mattino. Quanto deve richiamare dipende da come ha definito il lotto di prodotto.
| Il lotto di prodotto è | Lotti coinvolti | Confezioni da richiamare | Cosa serve per lavorare così |
|---|---|---|---|
| La giornata di produzione | 1 | 18.000 | Una data stampata sulla confezione |
| Il turno | 1 (mattino) | 6.000 | Cambio lotto all’inizio di ogni turno |
| L’impasto | 3 | 2.400 | Lettura del lotto della granella a ogni carico dell’impastatrice e lotto stampato a fine linea per impasto |
Esempio con numeri di fantasia: 3 turni da 6.000 confezioni da 350 g, impasti che diventano circa 800 confezioni ciascuno.
Cosa chiede la legge, e cosa resta a voi
La legge fissa il minimo e lascia a voi la dimensione del lotto. Nell’alimentare l’articolo 18 del Regolamento (CE) 178/2002 chiede un passo indietro e uno avanti, e non dice niente su quello che succede fra ricevimento e spedizione. Il biscottificio che si ferma lì sa che la granella è arrivata martedì e che quel giorno ha spedito a dodici clienti: richiama tutto. Con la tracciabilità interna richiama tre impasti.
Una riga che si dimentica spesso sono gli imballi a contatto con il cibo. Il Regolamento (CE) 1935/2004, all’articolo 17, chiede la rintracciabilità anche per film, vaschette e vassoi: il lotto della bobina di film va legato al lotto di prodotto come quello di un ingrediente.
Lo stesso ragionamento in una torneria
In meccanica il lotto di materia prima è la colata, scritta sul certificato 3.1 che accompagna le barre. Una torneria che fa raccordi in ottone per un cliente idraulico carica le barre nel caricatore, e un ordine da 5.000 pezzi può consumare barre di due colate diverse.
Se il lotto di prodotto è l’ordine, un difetto sulla seconda colata coinvolge tutti i 5.000 pezzi. Se il caricatore registra il cambio barra, o se l’operatore apre un nuovo lotto quando cambia colata, i pezzi si dividono in due gruppi e il cliente ne rimanda indietro solo uno. Il gesto in più è uno: leggere il codice della barra quando la si carica, invece di scrivere la colata sul foglio di lavorazione a fine giornata.
Errori comuni
- Digitare a mano il lotto del fornitore invece di leggerlo dall’etichetta. Un 8 scambiato per un 3 rompe la catena senza che nessuno se ne accorga.
- Rimettere a scaffale un sacco aperto a metà senza rietichettarlo. Il giorno dopo entra in un altro impasto, e il legame con il primo si perde.
- Lasciare che il cambio di data a mezzanotte decida il lotto. Un impasto iniziato alle 23:40 finisce in due lotti diversi, e la sua granella compare in entrambi.
- Stampare le etichette di fine linea in anticipo, per tutta la giornata. Se un impasto salta, le etichette non corrispondono più al prodotto.
- Dimenticare il magazzino intermedio. Il semilavorato che aspetta due giorni prima del confezionamento deve conservare il suo lotto anche quando cambia ubicazione.
- Una regola diversa per ogni linea, tenuta a voce. La linea 2 apre il lotto a ogni impasto, la linea 3 a ogni turno, e il giorno del richiamo nessuno ricorda quale.
Domande frequenti
Parliamone in 30 minuti
Raccontateci il processo e cosa non funziona: vi diciamo se e come lo risolveremmo, con tempi e costi indicativi.
